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di Cécile Barbière | EurActiv.fr, traduzione di Barbara Pianese

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Bilancio Ue, verso una riforma definitiva?

12/09/2016 18:10

I delegati dei diversi paesi dell'Unione europea si sono incontrati a Bruxelles il 7 e l'8 settembre per discutere le possibilità di una riforma del bilancio, un tema precedentemente bloccato dal Regno Unito

Storicamente contraria alla creazione di un sistema fiscale europeo, La Gran Bretagna non ha partecipato alla conferenza interistituzionale a Bruxelles del 7 e 8 settembre sul futuro finanziamento dell'Ue. L’incontro ha riunito i membri dei parlamenti nazionali, parlamentari europei e rappresentanti delle istituzioni comunitarie per discutere della delicata questione del bilancio europeo.

Il bilancio rappresenta meno dell'1% della ricchezza totale degli stati membri ed è alimentato dai contributi diretti delle 28 capitali che sono in calo proprio nel momento in cui il blocco necessita di maggiori fondi. La sfida di trovare una soluzione di finanziamento più sostenibile è da tempo una preoccupazione a Bruxelles. E il Regno Unito, sostenitore di un budget minimo e contrario a qualsiasi tipo di imposta paneuropea, ha sempre bloccato ogni cambiamento.

Ma a questo proposito la Brexit rappresenta un punto di svolta. "Non abbiamo assistito alle solite obiezioni britanniche rispetto all'eventualità di una tassa per alimentare il bilancio dell'Unione", ha sottolineato Alain Lamassoure, deputato socialista francese che ha partecipato alla conferenza. "Per ironia della sorte, la Brexit ci ha costretti a trovare una risposta", ha osservato l'eurodeputato che è anche uno dei principali esponenti per il partito di centro-destra del gruppo interistituzionale sulle risorse proprie (HLGOR). In gergo europeo, "risorse proprie" fa riferimento alla capacità delle istituzioni di finanziarsi in maniera autonoma senza i contributi degli Stati membri, che rappresentano la maggior parte del bilancio. L’uscita del Regno Unito dal blocco europeo porterà automaticamente alla redistribuzione dei contributi finanziari tra gli altri stati membri. 

Ogni paese ha sempre cercato di contribuire il minimo possibile al bilancio comunitario cercando, allo stesso tempo, di trarne i maggiori guadagni. Ma, rispondendo alle pressioni del Regno Unito e di altri sostenitori dell'austerità, il bilancio è stato ridotto per la prima volta per il periodo 2014-2020.

La conferenza interparlamentare di settembre ha quindi sollevato una serie di proposte di riforma, compresa la creazione di una tassa europea. Si tratta di un argomento estremamente sensibile visto che gli stati membri vogliono gelosamente proteggere la loro sovranità fiscale e che le decisioni di questa natura devono essere prese all'unanimità.

Crisi di bilancio all'orizzonte

Un altro motivo per avanzare rapidamente sulla questione è evitare una ripetizione degli eventi del 2014 quando l’Ue non è stata in grado di effettuare i pagamenti per mancanza di fondi. Senza la capacità di emettere debito, le istituzioni europee possono pagare solo con stanziamenti di pagamento. Questi ultimi, però, risultano sempre meno a fronte della crescente lista di impegni europei su cui ultimamente pesa anche la crisi dei migranti.

Il progetto di bilancio attualmente sul tavolo prevede un taglio del 6,2% per gli stanziamenti per il 2017 (134,9 miliardi di euro) sebbene il Parlamento europeo si sia già espresso contro la decurtazione.  

In ogni caso il gruppo HLGOR presenterà un rapporto definitivo alle tre istituzioni europee a dicembre, secondo quanto dichiarato da Mario Monti, il presidente del comitato. "Sono poche le  materia in tema di politica europea ad essere tanto delicate. Per questo è fondamentale presentare delle proposte ragionevoli", ha sottolineato l’ex premier italiano.

 





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