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di Aline Robert | EurActiv.fr, traduzione di Barbara Pianese

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Clima, i risultati della Cop 22 deludono

21/11/2016 16:46

La 22esima conferenza sui cambiamenti climatici delle Nazioni Unite si è chiusa venerdì (18 novembre) senza risultati tangibili. Ma la decisione degli Stati più vulnerabili di convertire le proprie economie al 100% all’energia rinnovabile è un buon segnale per il futuro

Anche il sole insolitamente caldo di Marrakesh non è riuscito a smuovere i negoziatori internazionali.  Il testo definitivo, adottato nella sera del 18-19 novembre, presenta solo modeste aggiunte rispetto all'Accordo di Parigi dello scorso anno. Ma, a parte una dichiarazione di intenti, la Marrakesh Action Proclamation, e diversi annunci di accordi bilaterali e nazionali, i partecipanti alla COP22 sono partiti senza molti propositi.

Per alcuni, però, il numero di leader africani presenti è già una ragione sufficiente per festeggiare.

Possiamo contare sulla mano invisibile del mercato?

"Molti dei partecipanti sono arrivati a mani vuote suggerendo il trasferimento di responsabilità dagli Stati alla società civile", ha sottolineato Denis Voisin, un portavoce della Fondazione Nicolas Hulot. Ma l'Ong ambientalista ritiene che lo sforzo debba essere condiviso, non semplicemente trasferito.

La visione è stata condivisa dal gruppo anti-globalizzazione, Attac, che ha messo in luce come “la mano invisibile del mercato non sia per natura più verde o sociale”.

Anche l’Istituto francese per lo sviluppo sostenibile (Iddri) è rimasto poco colpito dalla COP22, vista più come un’opportunità di osservazione ed esplorazione di idee piuttosto che di azione.  Lo shock dell’elezione di Donald Trump negli Usa potrebbe aver giocato un ruolo importante nel bloccare il progresso, ma è anche vero nessun paese si è proposto come catalizzatore di un accordo più ambizioso.

“Non abbiamo visto la stessa persistenza ad insistere sul momentum dell’Accordo di Parigi come è successo con il Protocollo di Kyoto dopo l’elezione di George Bush”, ha messo nero su bianco il direttore di Iddri Teresa Ribeira.

Arrivando a mani vuote

Molti osservatori sono rimasti delusi dalla mancanza di spinta dell’Ue. Il blocco è arrivato alla conferenza a mani vuote senza i rappresentati di più alto profilo. “Il fatto che i membri della delegazione slovacca che guida la presidenza rotante dell’Ue parlino, nel migliore dei casi, un inglese modesto non ha aiutato”, ha sottolineato una fonte britannica.

Senza un mandato solido da parte degli stati membri per il commissario Ue per il Clima Miguel Arias Cañete,  la Germania ha tentato di dare slancio alla posizione europea annunciando un target per il 2050.  La Francia ha invece suggerito la possibilità di diventare un’economia a zero emissioni entro il 2050 senza, però, dare dettagli su come intenda fare.

Cambiamento politico e finanza

Ma anche i risultati della conferenza in tema di finanza per il clima hanno lasciato a desiderare. La maggior parte delle nuove promesse è stata fatta su base bilaterale piuttosto che nel contesto di un impegno politico più ampio.  E questo non fa altro che renderle suscettibili al cambiamento politico. E le recenti novità d’oltreoceano provano quanto velocemente gli accordi internazionali possono essere dimenticati.

Su 100 miliardi di euro l’anno promessi dalle nazioni più ricche entro il 2020 per aiutare quelle più vulnerabili ad adattarsi al cambiamento climatico, 3 miliardi dovrebbero provenire dagli Usa.

Ma un punto di domanda pende anche sul contributo francese da 5 miliardi. Il Front National ha già promesso di tagliare la spesa in caso di vittoria alle presidenziali del prossimo anno.

Tra i più ambiziosi i paesi più vulnerabili

Anche l’iniziativa più ambiziosa ha lasciato l’amaro in bocca. L’ultimo giorno della conferenza il Climate Vulnerable Forum, I paesi più esposti alle conseguenze del cambiamento climatico, ha annunciato l’intenzione di passare al 100% delle energie rinnovabili nei propri territori. Ma, dopo 15 giorni di meeting bilaterali, i 47 paesi non sono riusciti a convincere nessun partecipante ad unirsi all’obiettivo.

Il rappresentate delle isole Marshal Islands, Mattlan Zackhras, ha commentato: “il fatto che 11 paesi, tra cui due del G7  (Regno Unito e Canada) hanno firmato l’Accordo di Parigi solo durante queste due settimane di negoziazioni la dice lunga sul livello di solidarietà e determinazione”.

L’agricoltura può aspettare

Molti paesi africani, Marocco incluso, avevano sperato in azioni concrete nel campo dell’agricoltura, altamente esposta agli effetti del cambiamento climatico.

Diverse iniziative sono state presentata alla COP22, come nel caso dell’Adaptation of African Agriculture, un programma di ricerca per aree particolarmente calde e prone alla siccità, o anche  l’iniziativa francese del “4 per 1000” che punta ad aiutare gli agricoltori ad aumentare l’ammontare di carbonio catturato dai terreni. Ma nessuna ha avuto un impatto particolarmente importante.





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