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di Aline Robert | EurActiv.fr

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Clima, sarà il business a dare il via alla transizione verde

17/11/2016 16:05

L'elezione di Trump aveva tutte le credenziali per sconvolgere i lavori della conferenza sul clima, la COP22, ma la reazione della comunità d'affari si è rilevata meno drammatica

In un discorso durante i lavori della conferenza, in corso questi giorni a Marrakesh, il vicepresidente Usa, John Kerry, ha cercato di rassicurare la comunità internazionale che gli Stati Uniti possono ancora rispettare gli obiettivi concordati a Parigi. "Oggi le nostre emissioni sono in calo perché le forze di mercato stanno prendendo piede in tutto il mondo", ha sottolineato Kerry, "la maggior parte uomini d'affari ha capito che investire nell'energia pulita risponde semplicemente al buon senso economico", ha aggiunto, anche se il settore privato "chiede segnali ancora più forti" da parte dei governi.

In questo senso va letto il messaggio che una coalizione di 365 imprese Usa ha inviato in una lettera aperta a Donald Trump chiedendo che il Paese continui la propria azione sul cambiamento climatico. "Noi, rappresentati del mondo degli affari e degli investitori degli Stati Uniti, riaffermiamo il nostro forte impegno ad affrontare i cambiamenti climatici attraverso l'attuazione dello storico accordo sul clima di Parigi" hanno messo nero su bianco le aziende nella lettera.

Gilles Vermot Desroche, membro della coalizione di Schneider Electric, ha insistito sul fatto che il business odia l'incertezza. "Per un'azienda, prendersi cura del pianeta e del futuro è anche prendersi cura del proprio business".

In effetti nella cosiddetta zona verde della COP22, riservata ai partecipanti non governativi, i dibattiti e gli altri eventi stanno andando avanti come se nulla fosse. L'idea che Trump, in quanto businessman, sia a favore dell'energia verde e dell'innovazione, sembra aver rassicurato altri business leader che l'Accordo di Parigi è in buone mani. 

È credibile la transizione verso un'economia a basso tenore di carbonio?

Ma il proverbiale cinismo del miliardario non ha convinto tutti. "Il nuovo presidente ha dalla sua parte le banche, sedotte dalla promessa di deregolamentare Wall Street. Gli chiederà di fermare la pressione al ribasso sui prezzi del greggio e questi aumenteranno di nuovo, cosa che giocherà a loro favore. Ma anche a favore del clima, paradossalmente", ha messo in luce un esperto francese.

A 45 dollari al barile, l'attuale quotazione del petrolio è basso anche se confrontato con i prezzi dello scorso decennio. Ma si tratta di un tema in cui le promesse di Trump durante la campagna elettorale sono state spesso contraddittorie. 

Il suo obiettivo di aumentare l'estrazione di shale gas o di carbone sono difficilmente coerenti con un aumento della quotazione del petrolio. In fondo, la domanda di energia non è infinita. E nel lungo termine il basso costo delle rinnovabili è per il business un argomento più convincente rispetto alle credenziali ambientali. 

"Il successo dell'Accordo di Parigi dipende anche dal fatto che lo sviluppo sostenibile e le basse emissioni di Co2 rappresentano un business model credibile", ha sottolineato Nicholas Stern. L'esperto climatico ha quindi ricordato che le autorità locali canadesi e il mondo del business non hanno abbandonato i loro sforzi in tema di riduzione delle emissioni quando il governo è uscito dal Protocollo di Kyoyo. 

"La vita va avanti nel settore privato", ha osservato Stéphane Hallegatte, economista della Banca Mondiale. "Il business è abituato al cambiamento politico. Quattro anni di presidenza Trump non sono molto in confronto alla realtà del cambiamento climatico". 

 





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