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di Francesca Falchi

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Dopo Brexit a rischio 10-11 miliardi del bilancio dell'Ue

28/06/2017 18:56

Il Commissario al bilancio, Gunter Oettinger, e la Commissaria per la politica regionale, Corina Cretu, affermano che occorrono tagli nei prossimi dieci anni per far fronte alle minori entrate derivanti dall'addio del Regno Unito

Con la Brexit, l'Unione europea non potrá piú contare sulle entrate provenienti dal Regno Unito, il secondo piú grande contributore netto dopo la Germania. Si tratterá di un buco di 10-11 miliardi di euro nel bilancio comunitario, che in totale prevede circa 150 miliardi. In un documento sul futuro delle finanze Ue dopo il 2020, la Commissione delinea una serie di proposte sui possibili nuovi modi per finanziare il budget europeo e le possibili nuove aree in cui spenderlo.

Il documento, un "reflection paper" di circa 40 pagine, è stato presentato oggi a Bruxelles dal commissario europeo al bilancio, Gunther Oettinger, insieme alla commissaria per la politica regionale, Corina Cretu. "Nei prossimi 10 anni saranno necessari dei tagli - ha annunciato Oettinger - non possiamo far finta che niente sia cambiato con la Brexit".

Il commissario ha ricordato che con l'uscita del Regno Unito finirá il cosiddetto "rimborso britannico", il rimborso parziale dei fondi versati da Londra all'Ue, e ha avvertito che con il prossimo bilancio, nel 2020, saranno eliminati anche tutti i rimborsi dello stesso genere (ma di entitá minore) concessi agli altri Stati membri, come Germania, Austria, Olanda e Danimarca.

Sempre riguardo al prossimo bilancio, la Commissione propone di pianificare il budget per soli 5 anni, il minimo previsto dai Trattati. Al momento il "quadro finanziario pluriennale" della Ue copre 7 anni, accorciare il periodo significherebbe allinearsi al mandato di Commissione e Parlamento e renderebbe piú facile adattare la spesa alle nuove necessitá che possono sopraggiungere.

Il documento presentato oggi sottolinea infatti che la ristrutturazione del budget non è necessaria solo a causa della Brexit, ma anche perchè negli ultimi anni le prioritá di Bruxelles sono cambiate. In questo momento l'Unione sta espandendo le proprie competenze in una serie di settori, primi tra tutti la gestione dei flussi migratori, la lotta al terrorismo e la difesa comune. Per finanziare i nuovi programmi serviranno almeno altri 15 miliardi, mentre bisognerá tagliare nelle aree che attualmente assorbono la maggior parte delle risorse Ue: l'agricoltura e i fondi di coesione per le regioni.

Oltre alle uscite, andranno ristrutturate anche le entrate. Al momento circa l'80% del bilancio europeo è finanziato dai contributi degli Stati membri e da risorse provenienti dall'Iva, mentre il resto viene perlopiú dai dazi doganali applicati alla frontiera esterna. Per il futuro, il documento propone di trovare nuove fonti di introiti che siano legate agli obiettivi politici dell'Unione: imposte ambientali o sulla produzione di energia, un sistema di trading sulle emissioni inquinanti, una tassa sulle transazioni finanziarie, in futuro anche un contributo richiesto ai cittadini di stati terzi che chiederanno di entrare nell'Ue nel quadro dell'Etias, il Sistema europeo di informazione e autorizzazione ai viaggi.

Il reflection paper sulle finanze è l'ultimo di una serie di documenti presentati dalla Commissione Juncker che vogliono costituire il punto di partenza per un dibattito sul futuro dell'Unione. Il primo è stato il White Paper del primo marzo sul futuro dell'Unione, seguito da proposte sull'Europa sociale, la difesa, la globalizzaione e l'unione monetaria.

La proposta ufficiale della Commissione per il bilancio 2020 sará invece presentata a metá dell'anno prossimo, dopo la conclusione dei negoziati sulla Brexit, quanto si conoscerá l'entitá del "conto" che Londra pagherá a Bruxelles. Al momento si parla di una cifra attorno ai 60 miliardi di euro, ma la Commissione potrebbe anche chiedere di piú, mentre i negoziatori del Regno Unito affermano di non essere legalmente tenuti a pagare una cifra del genere.





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