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di Aline Robert, Frédéric Simon | EurActiv.fr, traduzione di Barbara Pianese

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Energia, la riforma Ue in arrivo già divide

21/11/2016 17:30

Il pacchetto sull'energia della Commissione europea è un tentativo di dare un senso alle divergenti strategie energetiche nazionali mettendo d'accordo allo stesso tempo i sostenitori delle fonti fossili, del nucleare e delle energie rinnovabili

I lobbisti dell'industria energetica e gli attivisti verdi aspettano con ansia la pubblicazione il 30 novembre delle mille pagine del pacchetto sull'energia. Suddiviso in otto documenti, il testo avrebbe dovuto essere più conciso. La revisione della direttiva sulle energie rinnovabili avrebbe dovuto essere presentata all'inizio di ottobre ma è stata ritardata dalle divisioni tra gli Stati membri.

Le opinioni divergenti hanno costretto l'esecutivo Ue ad adottare un approccio più fantasioso risultato in una conclusione sorprendente e un po' contraddittoria visto che le frequenti richieste della Commissione Ue di obiettivi più alti nei negoziati internazionali sul clima non hanno dato seguito ad azioni concrete.

Un documento riservato visto da EurActiv.fr la scorsa settimana suggerisce che la priorità per le energie rinnovabili potrebbe appartenere ormai al passato mentre attraverso i cosiddetti "meccanismi di capacità" si estendono i sussidi alle fonti fossili. 

“Le nostre proposte devono ancora essere finalizzare”, aveva messo nero su bianco il commissario Ue per il Clima Miguel Arias Cañete durante i lavori della COP22 a Marrakesh. “Quello che è certo è che stiamo spingendo per il più alto livello di ambizione nelle nostre politiche sull'energia, sopratutto per quanto riguarda l'efficienza energetica". 

Le rinnovabili hanno raggiunto la maturità

La fine dell'accesso prioritario alla rete per le energie rinnovabili è una cattiva notizia oltre a sottolineare che il settore è maturato e non ha più bisogno di supporto per reggersi sulle proprie gambe. 

"Le rinnovabili oggi sono prodotte con un costo marginale nullo", spiega Georg Zachmann, senior fellow di Bruegel, il think thank economico di Bruxelles. In altre parole le rinnovabili sono ora l'opzione più economica e per questo sono in grado di garantirsi l'accesso prioritario alla rete facendo leva solo sul fattore prezzo.  

“Le fonti rinnovabili sono passate dall'essere una tecnologia di nicchia al mainstream. Più della metà degli aumenti di capacità in Europa derivano da tecnologie rinnovabili. Da qui l'idea che inizino a giocare con le stesse regole, come tutti gli altri", continua Zachmann.

La fine della priorità per le energie rinnovabili presenta anche aspetti positivi perché dà responsabilità ai produttori di predisporre turbine eoliche dove sono più necessarie. Ad esempio predisporre una maggiore capacità eolica sulla costa settentrionale della Germania ha sempre meno valore perché le turbine accelerano tutte allo stesso tempo, quando il vento si alza, ha messo in luce Zachmann.

E sarebbe estremamente costoso costruire un sistema di trasmissione che porti tutta questa l'elettricità al Sud, dove potrebbe essere necessaria. "Quindi sarebbe bene che ci fosse un segnale di mercato per la costruzione di turbine eoliche anche nella Foresta Nera, ad esempio," ha spiegato Zachmann ad EurActiv.

"La natura fisica delle energie rinnovabili, più variabili, imprevedibili e decentrate rispetto alla generazione tradizionale, richiede un adattamento delle regole del mercato e una gestione della rete alla natura più flessibile del mercato", sottolinea la Commissione in una nota che accompagna il pacchetto di riforma. 

Un mercato elettrico, 28 strategie nazionali

In origine l'idea era di creare un'Unione dell'Energia finalizzata ad agevolare la transizione energetica. Ma la questione dell'indipendenza energetica ha avuto la meglio a seguito delle minacce russe di tagliare le forniture di gas ad alcuni paesi.

Questo contesto rende più credibili le posizioni della Francia e della Polonia che sostengono che la loro indipendenza energetica dovrebbe prevalere sulle preoccupazioni ambientali rispetto alle loro fonti di energia (il nucleare per la Francia e il carbone per la Polonia).

Il pacchetto mira anche ad aumentare gli scambi transfrontalieri di energia elettrica, un obiettivo che richiede una certa quantità di armonizzazione. Anche in questo caso questo proposito è minato dalle differenze tra gli Stati del Nord, molti dei quali favorevoli ad una transizione, e quelli meridionali ed orientali che chiedono più tempo.

Ma altri temi sono in gioco. Per esempio la Spagna ha ora un surplus di capacità di energia rinnovabile e sta cercando nuovi mercati mentre la Francia è recalcitrante sull'interconnessione per proteggere la sua industria nucleare.

La Polonia continua invece a difendere l'uso del carbone sostenendo che in questo modo è riuscita a tagliare le emissioni di CO2 del 33% dal 1990. Infine l'ambizione tedesca di eliminare il carbone dal proprio mix energetico è scomparsa dal piano sul clima per il 2050. 

Inoltre alla fine dei conti gli Stati membri possono ancora decidere di sovvenzionare i progetti che vogliono sulla base del principio che resta in capo agli Stati la scelta del proprio mix energetico finché i target europei sulle rinnovabili e la decarbonizzazioni sono rispettati. 

Tra tutte le tematiche quella dell'efficienza energetica è la meno controversa "perché l'Ue non ha fissato alcun obiettivo vincolante in tema", ha osservato un esperto. 

Infine, nei prossimi mesi sono attesi cambiamenti anche rispetto al mercato dello scambio di quote di emissioni. Il tema non ha mai smesso di dare adito ad un dibattito acceso all'interno del Parlamento europeo. Infatti la debolezza del sistema attuale è riconosciuta da tutti mentre è generalmente accettato che il basso prezzo, 6 dollari per tonnellata di C02, rende il sistema inefficiente. 

 

 

 





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