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di Aart van Iterson, direttore di Rtesian, società di recruiting a Bruxelles

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Il lato dolce della Brexit: più lavoro per le lobby

01/07/2016 12:00

Dopo la Brexit i membri britannici del Parlamento europeo assieme ai loro assistenti dovranno lasciare le istituzioni comunitarie. A rischio anche funzionari pubblici a tempo determinato. Allo stesso tempo consulenti e lobbisti britannici saranno molto richiesti

Il governo britannico probabilmente non ha considerato il mercato del lavoro di Bruxelles quando ha previsto un calo di 800.000 occupati nei due anni successivi alla Brexit. Ma il primo a perdere il posto è stato il commissario europeo Jonathan Hill, dimessosi due giorni dopo l'esito del voto.

Quanti sono i posti di lavoro inglesi a Bruxelles vulnerabili? La Brexit potrebbe presagire un ridimensionamento a lungo termine del settore delle lobby nella capitale europea?

Sicuramente la Brexit sta per scuotere le cose dal punto di vista del lavoro e ci saranno vittime. A scomparire saranno prima di tutto i membri britannici del Parlamento europeo assieme ai loro assistenti. A rischio anche i dipendenti pubblici britannici che sono stati trasferiti presso le sedi delle istituzioni europee per un periodo limitato di tempo.

Ma nel futuro immediato, ci sarà molto lavoro da svolgere ed assisteremo ad un aumento netto dei posti di lavoro. Consulenti e lobbisti saranno, infatti, molto richiesti per dare un senso a quanto accaduto anche se le associazioni di categoria inevitabilmente dovranno rivedere lo status di appartenenza dei membri del Regno Unito. Il periodo immediatamente successivo porterà ad un incremento della domanda per inglesi che hanno lavorato nelle istituzioni dell'Ue e sono capaci di analizzare la nuova situazione nel corso dei difficili negoziati che rischiano di allungarsi per anni.

Ad essere al sicuro, invece, lo staff britannico della Commissione europea. ll presidente Jean-Claude Juncker ha rassicurato tutti i funzionari britannici  definendoli "funzionari dell'Unione" e non dipendenti del paese d'origine. Tuttavia, potrebbero non avere più la possibilità di avanzare di carriera in quello che sarà per loro un’amministrazione estera. Molti di loro, quindi, stanno già ripensando le loro carriere nella Commissione con i più anziani interessati a rimanere fino al pensionamento e quelli più giovani con maggiore probabilità di partire. In questo senso sarà probabile assistere ad una graduale dipartita dei britannici dalla istituzioni piuttosto che ad una partenza di massa.

Discorso diverso per coloro che lavorano con contratti a termine per i quali sarà più difficile partecipare al concorso per diventare funzionari a tempo indeterminato. Chiaramente sono diverse le possibilità, come l’acquisizione della nazionalità di un altro paese europeo. Già adesso ci sono stati problemi, come ha avvertito il ministro degli esteri irlandese, a causa della massa di britannici che sta cercando di ottenere la nazionalità irlandese grazie a genitori o nonni nati nel paese.

Inoltre, essendo necessari solitamente solo cinque anni per ottenere la nazionalità belga, anche i relativamente nuovi arrivati potrebbero avere sufficiente tempo per la svolgere le necessarie pratiche. Anche in questo caso, i diversi distretti cittadini di Bruxelles hanno registrato un picco di richieste da parte di britannici nei giorni successive al referendum.

In ogni caso il cambiamento è sempre un’opportunità, se siamo in grado di coglierla. Ma se il risultato del referendum è risultato in uno shock, altre sorprese sono in arrivo.

 





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