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di Daniel Mützel | EurActiv.de, traduzione di Barbara Pianese

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Il Parlamento Ue accantona la riforma delle lobby

15/09/2016 18:26

Il Parlamento europeo ha rinviato a tempo indeterminato un voto su un'iniziativa che mirava a rendere più trasparenti i rapporti degli eurodeputati con i lobbisti. Ma nessun gruppo politico vuole essere ritenuto responsabile

I tentativi di circoscrivere l’azione delle lobby a Bruxelles sono stati bruscamente bloccati lo scorso martedì (13 settembre). I maggiori gruppi politici del Parlamento europeo, il Partito popolare europeo (PPE), i Socialisti e democratici (S&D) e l’Alleanza dei democratici e liberali (ALDE), hanno tutti acconsentito a sospendere indefinitivamente il voto della Commissione Affari costituzionali (AFCO) sul rapporto del parlamentare europeo dei Verdi, Sven Giegold. Il documento, infatti, propone cambiamenti fondamentali sull’interazione tra i legislatori di Bruxelles e i lobbisti e fino a punto i funzionari europei possono intraprendere attività in tema.

Sebbene fosse risaputo a Bruxelles che il documento avrebbe trovato il PPE poco entusiasta, pochi giorni fa tutti davano per scontato che il rapporto sarebbe stato messo all'ordine del giorno. Secondo Giegold, infatti, il gruppo S&D aveva preannunciato il proprio supporto in una mail dell’8 settembre della parlamentare Mercedes Bresso, membro della Commissione AFCO. Ma Giegold ha reso noto di essere stato in seguito informato da fonti interne che i leader dei gruppi politici, Manfred Weber (PPE), Gianni Pittella (S&D) e Guy Verhofstadt (ALDE), avrebbero acconsentito a posticipare il voto a data da destinarsi.

Il rapporto chiede standard di trasparenza più stringenti a livello europeo e che l'influenza dei gruppi di pressione sul processo legislativo di Bruxelles sia fortemente limitata. Una delle proposte di punta della relazione è l'introduzione di una cosiddetta "impronta legislativa" e un periodo di tre anni dalla fine del mandato prima che deputati possano assumere incarichi in gruppi di lobby. L’impronta legislativa fornirebbe informazioni sugli interventi dei gruppi di pressione sui dossier normativi e fino a che punto la legislazione sia influenzata dai diversi portatori di interesse.

Il documento chiede, inoltre, che le posizioni politiche siano pubblicate online prima di ogni ciclo di negoziati, in modo che il pubblico possa monitorare lo stato di avanzamento dei diversi accordi come i colloqui sul Tttip, tanto vituperato. 

Giegold ha dato la responsabilità dell’accaduto soprattutto al Partito popolare, accusato di bloccare ogni progresso sul controllo delle lobby sottolineando come sia "a rischio la stessa reputazione del Parlamento europeo". Pochi giorni prima del voto il PPE aveva infatti proposto degli emendamenti che arrivavano a stravolgere parti cruciali del testo. Ad esempio, se nel rapporto di Giegold le attività collaterali di lobbying con i deputati sono "espressamente vietate", le modifiche del PPE parlano di "rinegoziate". La sezione sull’impronta legislativa è stata, invece, del tutto annacquata con appelli vaghi verso una "maggiore trasparenza".

Il PPE ha, però, negato ogni tentativo di sabotaggio tramite le parole di György Schöpflin, rappresentante del partito in Commissione AFCO, che avrebbe smentito l’eliminazione degli elementi cruciali del rapporto insistendo di aver cercato "la migliore formulazione possibile". Il politico ungherese ha quindi fatto riferimento ai tentativi del gruppo di trovare maggior sostegno possibile al dossier all’interno del Parlamento affinché le misure avanzassero.

Il parlamentare socialdemocratico Jo Leinen ha invece dichiarato che il suo gruppo politico ha sostenuto il rinvio del voto perché solo "maggioranze forti" possono rendere l'Ue più trasparente. Il rischio che il rapporto di Giegold potesse essere totalmente respinto avrebbe quindi influenzato la decisione. La questione della trasparenza sarebbe troppo importante per essere "sfruttata politicamente".

Se il rapporto di Giegold avrà mai la possibilità di vedere la luce resta un quesito aperto. Se il voto potrebbe davvero essere riprogrammato, c'è anche il rischio che si disperda tra le dispute politiche dei principali gruppi politici. 

 





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