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di Paola Tamma - EURACTIV.com | Traduzione di Francesco Chierchia

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Italia: etichettatura d'origine anche su prodotti a base di pomodoro

06/09/2017 10:30

Il ministero dell'Agricoltura ha annunciato l'intenzione di estendere l'etichettatura d'origine alimentare anche ai prodotti a base di pomodoro. Forti critiche da parte dell'industria alimentare Ue: "così viene minato il mercato unico del cibo"

«Siamo al lavoro col ministro Calenda per estendere anche ai prodotti derivati dal pomodoro l’etichettatura obbligatoria dell’origine delle materie prime, come fatto con latte, pasta e riso. Andiamo avanti nel lavoro di tutela delle filiere made in Italy e di valorizzazione del lavoro dei nostri produttori agricoli».

Lo ha dichiarato ieri alla stampa il ministro dell'Agricoltura, Maurizio Martina, annunciando la volontà di introdurre l'obbligo di etichettatura d'origine alimentare anche sui prodotti a base di pomodoro.

L'iniziativa arriva in seguito alla fusione di due grandi aziende esportatrici di pomodori (Pomi e De Rica) al fine di contrastare la concorrenza estera. Lo stesso Martina ha accolto con favore l'unione dei due marchi, sostenendo che così "questa esperienza può rafforzare e migliorare l'esportazione di alimenti di qualità nel mondo".

La proposta del Ministero arriva dopo che nel Paese è stata approvata la nuova legislazione sull'etichettatura di grano duro e riso (in vigore da febbraio 2018).

Sfidare le norme europee in materia di etichettatura

L'Italia anticipa così la regolamentazione europea in materia di informazione dei consumatori e di trasparenza sull'origine degli ingredienti primari.

Il regolamento mira a modificare le norme attualmente in uso, in base a cui un prodotto commercializzato come "made in Italy" può contenere ingredienti "terzi e importati", senza la necessità di informare il cliente.

Secondo il piano italiano (da rendere operativo dalla seconda metà del 2017) qualsiasi prodotto confezionato a base di pomodoro dovrà indicare se i pomodori utilizzati per la realizzazione sono stati coltivati in Italia o altrove. 

Roma ha deciso di andare avanti con la legislazione senza attendere Bruxelles, che, secondo Martina, "ha scelto di non procedere tempestivamente con la piena attuazione del regolamento sull'etichettatura".

Dall'altro lato, un portavoce della Commissione ha dichiarato che l'esecutivo Ue non ha ricevuto ancora nessuna notifica dall'Italia in merito alla normativa su pasta e riso, pertanto Bruxelles si sta impegnando "a raccogliere informazioni rilevanti dalle autorità italiane relative all'adozione della legislazione nazionale in questione".

Salvaguardare il mercato unico

Food & Drink Europe, rappresentante dell'industria europea dei prodotti alimentari e delle bevande, ha criticato l'iniziativa italiana, sottolineando come questa possa minacciare il mercato unico Ue. Inoltre, su punto l'associazione ha chiesto una "azione immediata" della Commissione.

"Se verrà confermata, questa iniziativa unilaterale costituirà un ulteriore passo verso la frammentazione del mercato unico europeo per gli alimenti, uno dei pilastri fondamentali dell'Unione europea. I produttori non possono più sostenere una situazione in cui vengono sottoposti a crescenti oneri e ostacoli al commercio".

La decisione italiana nasce anche dalla volontà di contrastare l'aumento delle importazioni di pomodori dall'estero, il cui effetto sugli agricoltori nazionali è stato altamente negativo. Secondo la Coldiretti, ad esempio, nel Paese le importazioni di purea di pomodoro cinese sono aumentate del 43% nel 2016.

Italia, Stati Uniti e Cina rappresentano il 60% della produzione mondiale di pomodori. Ma n base a uno studio di settore, entro la fine dell'anno Pechino supererà Roma e diventerà il secondo produttore mondiale di pomodori dopo gli Usa.

La Coldiretti ha definito l'iniziativa come "positiva", augurandosi che questa venga estesa anche a tutti gli altri prodotti agricoli. "Dai succhi di frutta alle verdure utilizzate in zuppe confezionate, non esiste alcuna indicazione d'origine sulle relative etichette, e questo genera un aumento delle importazioni (dei prodotti da lavorare). Il consumatore dovrebbe poter valutare il rapporto qualità-prezzo di un prodotto sulla base delle informazioni esposte sull'etichetta", ha affermato Lorenzo Bazzana di Coldiretti.





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