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di Georgi Gotev | EurActiv.com

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Juncker: poteri più forti in politica estera

14/09/2016 16:53

Nel discorso sullo stato dell'Unione di oggi (14 settembre ) il presidente della Commissione, Jean-Claude Juncker, ha proposto che il capo della politica estera dell'Ue si trasformi in un vero e proprio ministro degli esteri Ue

Il soft power non è più sufficiente per combattere le sfide del continente europeo. È stato questo il messaggio principale che il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, ha voluto trasmettere ai deputati europei in sessione plenaria a Strasburgo. L'ex premier lussemburghese ha quindi fatto riferimento alla "brutale lotta" in Siria le cui conseguenze sono sotto gli occhi di tutti: la crisi dei rifugiati e gli attacchi alle città europee da parte dei terroristi addestrati dall'Isis.

"Ma dov'è l'Unione, dove sono gli Stati membri nei negoziati per un accordo?" si è chiesto Juncker in riferimento ai colloqui sulla Siria, condotti al momento sotto l'egida delle Nazioni Unite e co-presieduti da Russia e Stati Uniti. Il presidente ha poi lodato il lavoro di Federica Mogherini, Alto rappresentante e vicepresidente della Commissione, augurandosi che l’ex ministro italiano possa diventare presto un vero e proprio ministro degli Esteri europeo.

Al momento, infatti, Mogherini rappresenta l'Unione solo sulle questioni in cui c'è già consenso a livello europeo. Per questo il numero uno dell'esecutivo Ue ha chiesto una strategia europea per la Siria e che l'Alto rappresentante sieda al tavolo delle negoziazioni al momento delle discussioni sul futuro della paese arabo. L'Europa, infatti, non può più permettersi di poggiarsi sulla potenza militare di altri paesi o lasciare che la Francia combatta da sola in Mali per fronteggiare la minaccia terrorista. 

Negli ultimi dieci anni l'Ue ha guidato più di 30 missioni civili e militari dall'Africa all'Afghanistan senza, però, una struttura permanente in grado di agire in modo efficace. La mancanza di cooperazione in materia di difesa costa al continente tra i 25 e i 100 miliardi di euro l'anno.

Allo stesso tempo il trattato di Lisbona consente agli Stati membri interessati di mettere in comune le loro capacità in materia di difesa attraverso una cooperazione strutturata permanente. "Penso che sia giunto il momento di fare uso di questa possibilità", ha suggerito Juncker sperando che il vertice informale del 16 settembre a Bratislava possa dare maggiori speranze in questa senso. Ma le azioni militari del blocco devono, ha rassicurato Juncker, attuarsi in piena complementarità con quelle della NATO. 

Infine, Juncker ha annunciato che, prima della fine dell'anno, la Commissione europea proporrà un Fondo di difesa europea per dare slancio alla ricerca e l'innovazione in tema. 

Le proposte di Juncker sono coerenti con la linea politica di Parigi e Berlino ed avranno maggiore possibilità di concretizzarsi senza l’opposizione della Gran Bretagna e con l’eventuale elezione alla Casa Bianca di Donald Trump che potrebbe ridimensionare l’influenza degli Usa nel Vecchio Continente.

 

 





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