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di Sarantis Michalopoulos - EURACTIV.com | Traduzione di Francesco Chierchia

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L'etichettatura "a semaforo" prende slancio in Europa

20/06/2017 09:05

La disposizione del Regno Unito che prevede etichette alimentari di colore rosso, ambra o verde in base al livello di salubrità dei cibi sta lentamente guadagnando consensi tra molti Stati Ue. Ma i Paesi mediterranei si oppongono

L'etichettatura a semaforo è stata introdotta nel Regno Unito con l'obiettivo di fornire ai consumatori una chiara indicazione circa le quantità di sale, zucchero e grassi contenuti nei prodotti acquistati. A tal fine, i valori incisi sulle confezioni sono di colore rosso, giallo o verde in base alla quantità di principi nutrienti specifici, così da permettere al consumatore di decidere rapidamente quale prodotto scegliere.

"Per scegliere i prodotti più sani cercate gli alimenti con le etichette verdi e ambra e con pochissime indicazioni rosse", spiega l'azienda Sainsbury sul proprio sito web.

Il regime è entrato in vigore nel 2013, ma è ancora in una fase di adesione volontaria e si applica solo a circa un terzo del cibo venduto in Gran Bretagna. Tuttavia, nel settembre 2016, le autorità locali hanno invitato il governo britannico a rendere l'etichettatura a semaforo obbligatoria.

"Il Regno Unito con la sua etichettatura a semaforo sta indicando la giusta via, il sistema è già ampiamente utilizzato e fornisce informazioni utili e chiare", ha affermato Izzi Seccombe, presidente della Local Government Association (LGA). 

A livello UE, un sistema di etichettatura alimentare a semaforo è già stato respinto nel 2011, nell'ambito dei negoziati sul regolamento delle informazioni alimentari per il consumatore. In particolare, i Paesi del sud Europa hanno espresso preoccupazioni su questo tipo di confezionamento, che a loro dire penalizzerebbe la cucina tipica della "dieta mediterranea" (in cui si fa un ricco uso di olio).

L'anno scorso, inoltre, i Governi di Cipro, Grecia, Italia, Portogallo, Romania, Slovenia e Spagna hanno unito le forze per denunciare il sistema introdotto nel Regno Unito, e hanno invitato la Commissione sanzionare Londra. Secondo fonti di GlobalMeatNews.com, con l'etichettatura a semaforo obbligatoria il 99% dei prodotti a base di carne sarebbe classificato come "rosso".

"Le verifiche della procedura di infrazione sono in corso", ha dichiarato un portavoce Ue. Ma in verità la nuova tecnica di confezionamento dei prodotti sembra aver acquisito un certo consenso in molti altri Paesi.

La Francia, ad esempio, ha recentemente introdotto un sistema simile, detto 'Nutri-Score', che indica la qualità nutrizionale di un prodotto tramite una scala di colori che vanno dal verde (grado A) al rosso (grado E). E l'Ufficio europeo dell'Organizzazione mondiale della Sanità (Oms) ha elogiato Parigi per la scelta fatta.

Anche nel settore privato si è innescato un cambiamento. Sei giganti commerciali, tra cui Coca-Cola e Nestlé, hanno lanciato a marzo una loro proposta affinchè si possano avere in tutta Europa etichette a semaforo stile Uk.

L'Italia, come detto, si è schierata apertamente contro le possibili novità. "Scriveremo ancora una volta alla Commissione europea affinchè intervenga per fermare la diffusione di un elemento che distorcerebbe il mercato", ha affermato a marzo il ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali, Maurizio Martina.

Sull'altro versante, le organizzazioni sanitarie hanno accolto con favore l'eventuale innovazione del settore alimentare. L'etichettatura a semaforo ha dimostrato di essere il sistema migliore per informare i consumatori "a colpo d'occhio", ha osservato il Beuc, l'Organizzazione europea dei consumatori.

Tuttavia Emma Calvert, responsabile di politica alimentare del Beuc, ha riferito che l'applicazione delle nuove etichette protrebbe rivelarsi "molto problematica" su prodotti venduti in porzioni differenti dai classici 100g. "Ci potremmo trovare di fronte a livelli di grasso, zucchero e sale che cambiano colore da rosso ad ambra o verde senza che la ricetta di base cambi affatto", ha aggiunto Calvert.

Alcuni Paesi dell'Ue, nel tentativo di affrontare i problemi di salute legati al consumo di cibo, hanno introdotto anche delle "tasse sugli ingredienti". Un rapporto dell'Unione europea del 2014 ha mostrato che con l'applicazione di tasse specifiche su zucchero, sale o grassi "in generale, si ottiene una riduzione del consumo dei prodotti tassati". 

Un esempio chiaro di ciò è avvenuto in Ungheria, che nel 2011 ha imposto una tassa sullo zucchero contenuto negli alimenti. Quattro anni più tardi, una ricerca del National Institute of Food ha dimostrato un cambiamento nelle abitudini di consumo verso alternative meno costose e spesso più sane.

"La tassa sui prodotti per la salute pubblica (Phpt) ha raggiunto il suo obiettivo", ha commentato la Rappresentanza permanente dell'Ungheria presso l'Ue. "Oltre i due terzi delle persone che hanno cambiato i prodotti hanno scelto un'alternativa più sana", ha aggiunto.

Floriana Cimmarusti, segretario generale della Safe Food Advocacy Europe (Safe), ha dichiarato che una possibile soluzione potrebbe essere la tassazione del settore agroalimentare sui prodotti e le bevande altamente zuccherate. "Vorremmo incoraggiare i consumatori ad adottare un'alimentazione più sana, e convincere l'industria a ridurre la quantità di zucchero utilizzate nella produzione di cibo".

Tuttavia, l'industria non condivide questo punto di vista. Basandosi anche sugli esempi di Danimarca e Finlandia, i produttori alimentari ritengono che una tassazione del cibo distorca il mercato e ottenga risultati trascurabili sulla salute pubblica.

La Danimarca è stato il primo Paese ad introdurre una tassa sugli alimenti ad alto contenuto di grassi saturi. Ma dopo soli 15 mesi dalla sua introduzione, la tassa è stata abolita in quanto ha innescato l'inflazione, acquisti transfrontalieri, perdite di posti di lavoro ed un enorme onere amministrativo.

Anche il Governo finlandese ha introdotto una tassa simile su dolci e gelati. Ma il risultato è stato lo stesso, ed anche Helsinki è stata costretta ad abolirla.

"Sembra che tali imposte non riescono a raggiungere effettivamente gli obbiettivi di salute pubblica che si prefiggono", ha detto Olivier Devaux dell'associazione Snack Ue.

Per Wouter Lox, amministratore delegato dell'associazione del sale Ue, l'obiettivo finale deve essere quello di avere consumatori ben informati, ma per cambiare il comportamento alimentare dei cittadini bisognerebbe innescare prima un cambiamento culturale. "Sarebbe davvero discutibile imporre severe linee guida governative o tassazioni sui prodotti -  ha osservato -  C'è una differenza tra un approccio politico autocratico che solleva ogni responsabilità da parte del consumatore, ed un approccio che invece fornisce al pubblico gli strumenti per una scelta consapevole".

La Commissione europea sostiene un approccio multiforme alla prevenzione delle malattie e la promozione di stili di vita sani necessari per combattere l'obesità.

L'Europa, infatti, secondo le proiezioni dell'Organizzazione mondiale della Sanità, dovrà affrontare una crisi da obesità di vaste proporzioni in cui l'89% degli uomini irlandesi ed il 77% degli uomini greci saranno in sovrappeso entro il 2030.

"I governi devono fare di più per limitare la commercializzazione di cibo malsano", ha dichiarato la dottoressa Laura Webber dell'Health Forum, che ha lavorato con l'Oms e la Commissione europea sulle nuove proiezioni.

"Abbiamo bisogno di maggiore formazione su come mantenere noi stessi e le nostre famiglie in buona salute, e di informazioni chiare circa gli ingredienti e il valore nutrizionale degli alimenti che mangiamo", ha detto un portavoce Ue, citando come esempio il Piano d'azione europeo per l'obesità infantile.

Il Piano si concentra sulla promozione di ambienti più sani per i bambini, in particolare nelle scuole e nelle scuole dell'infanzia, incoraggiando l'attività fisica e lo sviluppo nella ricerca.

La scorsa settimana, i ministri della Sanità europei hanno adottato una linea più dura contro le pubblicità di cibo spazzatura, e hanno invitato gli Stati membri ad inserire il problema dell'obesità in cima all'agenda politica.

I ministri, infine, hanno anche chiesto misure urgenti per ridurre l'esposizione dei bambini e degli adolescenti a "marketing e sponsorizzazioni di cibi ad alto contenuto energetico, di grassi saturi, acidi grassi, zuccheri e sale".





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