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L'hard Brexit di May, via da Ue e da mercato unico

17/01/2017 16:30

Il premier britannico ha precisato: Brexit significa non solo uscita dall'Europa ma anche dal mercato unico. L'accordo finale sarà sottoposto al voto del Parlamento britannico. La procedura di divorzio dall'Unione, preludio a due anni di negoziati, sarà avviata entro marzo

Il premier britannico Theresa May ha annunciato una rottura "chiara e nitida" con l'Ue, precisando che la Brexit significa non solo uscita dall'Europa ma anche dal mercato unico: "Londra cercherà un accordo su misura con l'obiettivo di creare una Gran Bretagna globale".

"Il Regno Unito non può continuare a essere parte del mercato unico", ha sottolineato il premier in un atteso discorso a Londra con il quale, dopo mesi di incertezza, ha rivelato le priorità del suo governo nei negoziati con Bruxelles. May, che dovrebbe attivare la procedura di divorzio dall'Unione, preludio a due anni di negoziati, prima della fine di marzo, ha precisato che l'accordo finale sarà sottoposto al voto del Parlamento britannico. Un passaggio abbastanza inatteso perché teoricamente quest'ultimo potrebbe bocciare l'accordo, anche se May ha ricordato che "il Parlamento ha votato per indire il referendum, ha votato per iniziare il negoziato sulla Brexit" e quindi si è detta "certa che voterà anche per realizzare la volontà popolare di uscire dalla Ue".

Mantenere la Gran Bretagna in un mercato unico di 500 milioni di consumatori è incompatibile con la priorità di Londra: il controllo dell'immigrazione europea, concretizzato nel principio della libera circolazione.  Il Regno Unito è un Paese aperto e tollerante, però il messaggio del popolo al referendum è stato "chiaro: la Brexit deve consentire di controllare la quantità di europei che entrano in Gran Bretagna". 

"Non vogliamo nessuna parziale appartenenza alla Ue, nessuna associazione con la Ue, niente che ci lasci metà dentro e metà fuori", ha chiarito il primo ministro. "Non vogliamo adottare un modello già adottato da altri paesi", ha spiegato riferendosi alla Norvegia fuori dalla Ue ma dentro il mercato comune, alla Svizzera associata al mercato comune o ancora alla Turchia (fuori dal mercato ma dentro l'unione tariffaria doganale). "Non vogliamo mantenere dei pezzi di Ue, nel momento in cui la lasciamo".

Alla fine May ha comunque puntualizzato: Londra negozierà un accordo doganale. Il governo britannico ha riconosciuto che il 44% delle esportazioni britanniche nel 2015 è stato verso l'Ue, e quindi, per evitare un "cambio troppo brusco" è stato proposto un accordo per fasi. "Il successo dell'Unione europea è nell'interesse del Regno Unito", ha sottolineato, "non vogliamo un disfacimento dell'Ue". Il voto dei britannici per abbandonare l'Unione "non costituisce un rifiuto di valori che condividiamo" né "un tentativo di nuocere all'Unione".

Ma il capo del governo ha anche avvertito che accordi puntivi nei confronti del Regno Unito sarebbero una calamità per lo stesso blocco europeo. Londra si propone dunque di essere "il migliore amico dei nostri partner europei, ma che cerca amici, rapporti e alleati oltre i confini dell'Europa, nel mondo".





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