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di EurActiv.com, traduzione di Barbara Pianese

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La Cina incalza il Regno Unito sul nucleare

10/08/2016 18:00

La scelta del primo ministro britannico, Theresa May, di rinviare la decisione finale sulla costruzione da 24 miliardi di sterline della centrale nucleare di Hinkley Point, non è piaciuta al governo cinese, co-finanziatore del progetto

In uno dei commenti più duri dalla decisione di May di rivedere la costruzione del primo impianto nucleare da decenni, l’ambasciatore di Pechino a Londra, Liu Xiaoming, ha ammonito che il paese potrebbe trovarsi davanti ad una carenza energetica qualora l’accordo non andasse in porto.

"La relazione Cina-Regno Unito", ha scritto l’ambasciatore sulle colonne del Financial Times il 9 agosto, "si trova in un momento storico cruciale. Si dovrebbe fare tesoro ancora di più della fiducia reciproca", ha ammonito il diplomatico. "Spero che il paese lasci la porta aperta alla Cina, che continui a supportare la centrale di Hinkley Point e che arrivi ad una decisione il prima possibile", ha spiegato Xiaoming. 

Il diplomatico ha quindi sottolineato come Hinkley non rappresenti "un’idea affrettata o estrosa" e che l'investimento da parte della Cina è affluito grazie al mutuale rispetto tra i due paesi. Infine l'ambasciatore ha rimarcato come le aziende cinesi abbiano investito più nel Regno Unito che in Germania, Francia ed Italia messe assieme negli ultimi cinque anni.

Le dichiarazioni rendono tutta la frustrazione di Pechino nei confronti di una delle decisioni più importanti da quando il premier ha assunto la carica a seguito del trambusto politico dopo il referendum.

 

Fine dell'epoca d’oro?

La decisione britannica lascia trapelare una visione più cauta dell'investimento cinese concordato a Downing Street lo scorso anno durante una visita di Stato del presidente Xi Jinping. Il progetto era stata descritto come il gioiello della nuova "epoca d'oro" delle relazioni tra i due paesi.  

Ma la svolta segnala anche l'intenzione di assumere la linea dura nei confronti degli alleati europei, come il presidente francese Francois Hollande. Secondo il disegno di David Cameron, l'ex primo ministro, l'utility francese Edf e la General Nuclear Power Corp avrebbero dovuto finanziare la costruzione di due reattori nel sito nucleare situato nel Somerset, a sud dell'Inghilterra.

Il Regno Unito, inoltre, si era impegnato a pagare un prezzo minimo per l'energia generata dall'impianto per 35 anni, sebbene alcuni critici ritengano che il governo abbia acconsentito a pagare somme molto più alte rispetto a quelle rese note.  

Il progetto era considerato il precursore di legami più stretti con il gigante asiatico in tema nucleare, aprendo la strada a miliardi di dollari di investimenti e alla costruzione di altre due centrali nucleari con il coinvolgimento cinese. Ai tempi Cameron si era quasi vantato con gli alleati europei descrivendo il proprio paese come la principale porta d’accesso per gli investimenti cinesi nel continente e proponendo Londra come il principale centro internazionale per le operazioni in yuan.

Infine le relazioni diplomatiche sono ancora più a rischio se si considera che, una volta che il paese sarà uscito dall'Ue, Londra avrà bisogno di stringere un nuovo accordo commerciale con il partner cinese, la cui economia da 11,3 trilioni di sterline è quattro volte più grande di quella britannica che totalizza appena 2,4 trilioni di sterline.

 

La sicurezza nazionale prima di tutto

Dalla sua nomina Theresa May ha mostrato di apprezzare il legame con la Repubblica popolare ma che fosse naturale per un nuovo governo esaminare il piano in dettaglio.

Ma Nick Timothy, l’influente capo dello staff di May, ha anche ricordato come lo scorso anno gli esperti di sicurezza fossero preoccupati che il gruppo che investiva nel progetto, controllato dallo Stato cinese, avrebbe avuto accesso ai sistemi informatici che consentono il totale arresto della produzione energetica nel paese.

"Considerazioni del tutto sensate in tema di sicurezza nazionale sono state messe da parte per il disperato desiderio di fare affari con la Cina", aveva scritto Timothy già nell’ottobre 2015 in un editoriale su un giornale online di stampo conservatore.

"La Cina stava comprando il silenzio del Regno Unito in tema di diritti umani", ha aggiunto il capo staff, affermando come i servizi segreti del paese ritenessero le controparti cinesi stessero lavorando contro gli interessi britannici. "Non c’è nessun investimento tale da giusticare l'accesso da parte di uno stato ostile ad una infrastruttura nazionale tanto critica", ha concluso Timothy senza mezzi termini.





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