EurActive.it

Home > News > Le cinque sfide del prossimo premier del Regno Unito

di EURACTIV.com e AFP | Traduzione di Francesco Chierchia

Facebook Twitter Linkedin
Le cinque sfide del prossimo premier del Regno Unito

09/06/2017 09:43

Chi entrerà al 10 di Downing Street durante i prossimi cinque anni avrà numerose questioni da affrontare. In cima alla lista ci sono i negoziati Brexit per l'uscita della Gran Bretagna dall'Ue

Brexit

I negoziati Brexit inizieranno intorno al 19 giugno, e la Gran Bretagna dovrà separarsi definitivamente dal blocco entro la fine di marzo 2019.

Uno dei punti più spinosi da affrontare durante le trattative sarà lo status dei cittadini Ue residenti in Gran Bretagna, e quello dei cittadini britannici residenti nell'Unione. Sul punto, sia i laburisti sia i conservatori hanno annunciato che la libera circolazione verrà interrotta non appena Londra abbandonerà Bruxelles.

Visto che nessun partito è riuscito ad ottenere la maggioranza assoluta, ci sarà ora poco tempo per formare un nuovo Governo e per assumere una posizione negoziale solida.

Il Parlamento si riunirà il 13 giugno per il giuramento dei deputati, mentre il discorso in cui la Regina Elisabetta II leggerà il programma del nuovo governo è fissato per il 19 giugno.

Terrorismo e sicurezza

Inizialmente le elezioni anticipate nel Regno Unito hanno avuto come tema principale la Brexit, ma gli attacchi terroristici di Manchester e Londra hanno cambiato i toni e gli argomenti di dibattito.

Quello subito da Londra è stato il terzo attacco terroristico di matrice islamica negli ultimi tre mesi, e May è stata fortemente criticata durante la campagna elettorale per aver autorizzato la riduzione degli agenti di polizia quando era ministro degli Interni.

Affrontare il problema della radicalizzazione tra i musulmani britannici ed i jihadisti di ritorno dalla Siria sarà probabilmente un tema primario per il prossimo Governo. Sul punto, tra l'altro, il Regno Unito ha avvertito l'Unione europea che se non dovesse essere raggiunto un nuovo accordo commerciale tra le parti a subirne le conseguenze sarà anche la cooperazione contro criminalità e terrorismo.

Economia

La Gran Bretagna ha un deficit di bilancio pari al 2,6% del Pil, la crescita del Paese si attesta al 1,8%, mentre l'inflazione è al 2,6%.

Lasciando il Mercato unico Ue, Londra avrebbe (in teoria) la possibilità stipulare accordi commerciali al di fuori del blocco. Ma accordi di questo tipo richiedono anni di negoziazioni, e Bruxells ha chiarito che alla Gran Bretagna non sarà consentito stringere nuove parnership finchè farà parte del Mercato unico.

Il partito conservatore si è impegnato a ridurre il deficit ed a far ritornare al profitto il Paese entro "la metà del prossimo decennio”, programmando ancora diversi anni di austerità.

Al contrario, i laburisti si sono pronunciati contro le politiche di austerity, puntando ed eliminare il deficit entro cinque anni.

Scozia

Il National Scottish Party sta spingendo per un secondo referendum sull'indipendenza della Scozia. I separatisti hanno il supporto del Parlamento scozzese, ed entro breve chiederanno nuovamente al Governo britannico i poteri formali per avviare il processo di votazione.

May ha finora arginato le richieste indipendentiste, dopo che già nel 2014 la scissione fu bocciata alle urne. Tuttavia, se i laburisti dovessero trovare un accordo con i nazionalisti scozzesi per formare una maggioranza, è probabile che il patto venga basato sulla concessione di un nuovo referendum.

Irlanda del Nord

Dopo la Brexit sarà interessante capire, inoltre, il ruolo dell'Irlanda del Nord all'interno del Regno Unito, e che tipo di relazioni ci saranno con la Repubblica d'Irlanda.

La probabile uscita della Gran Bretagna dal Mercato unico, dall' Unione doganale e dalle politiche di libera circolazione Ue potrebbe comportare un ritorno ad un "confine duro" tra le parti. Gli accordi del 1998 che mantengono la pace nella zona, dopo tre decenni di spargimenti di sangue, sono infatti molto delicati e si teme che la Brexit possa provocare instabilità.

Attualmente non c'è alcuna possibilità concreta che l'Irlanda del Nord, dove la componente anti-britannica rimane il gruppo più numeroso, voglia unirsi alla repubblica. Ma la minoranza nazionalista irlandese del Sinn Fein ha chiesto un referendum sulla riunificazione entro i prossimi cinque anni.





EurActiv Network
Milano Finanza Interattivo © Milano Finanza 2020 Partita IVA 08931350154