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di Sam Morgan - EURACTIV.com | Traduzione di Francesco Chierchia

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Le nuove norme Ue sulle emissioni potrebbero porre fine al potere del carbone

01/08/2017 09:55

Ieri Bruxelles ha formalmente accettato nuove regole sull'ambiente, prevedendo che le centrali elettriche taglino l'uso di agenti inquinanti (con un "costo di conformità" stimato in oltre 15 miliardi di euro). Per alcuni gruppi ambientalisti il passo successivo sarà la chiusura delle centrali alimentate a carbone

Le centrali elettriche europee dovranno ridurre sensibilmente l'uso di agenti inquinanti come l'ossido di azoto e il mercurio. E' questo che impongono le nuove norme approvate dagli Stati membri nel mese di aprile ed adottate formalmente ieri dal Collegio dei Commissari Ue.

Oltre 3.000 grandi impianti di combustione dovranno rispettare le disposizioni entro il 2021, mentre secondo alcune stime l'82% delle centrali di carbone europee emette troppo e non ha possibilità di conformarsi agli standard. 

Adattarsi alle nuove norme comporterebbe per gli impianti costi per circa 15,4 miliardi di euro, ma una  spesa così alta, unita alla situazione incerta del carbone come fonte di energia, potrebbe far sì che le centrali vengano definitivamente chiuse.

Christian Schaible, membro del gruppo di lavoro che ha aiutato a redigere gli standard anti-inquinamento, ha spiegato che "non tutte le centrali avranno la possibilità, le risorse finanziarie o addirittura l'accesso alle attrezzature necessarie per ridurre i livelli di inquinamento. Gli investimenti in centrali che sono già sostanzialmente pronte a soddisfare gli impegni climatici semplicemente non hanno senso".

Dave Jones, analista energetico dell'organizzazione no-profit Sandbag, ha espresso la speranza che "i governi si attivino per combattere seriamente l'inquinamento, il che significa andare oltre i requisiti minimi". Questo - ha aggiunto - dovrebbe essere fatto il più presto possibile piuttosto che aspettare il 2021.

Uno studio della scorsa settimana ha rivelato che i Paesi del G20 vengono vessati da massicci costi sanitari a causa della cattiva qualità dell'aria. In breve: i miliardi di sovvenzioni ricevuti per l'utilizzo di combustibili fossili si traducono quasi sempre poi in trilioni di spese sanitarie.

L'inquinamento atmosferico può causare una serie di malattie, specialmente polmonari e respiratorie. Le Ong sostengono che le nuove regole adottate ieri potrebbero salvare fino a 20.000 vite all'anno.

La Commissione europea, nel mese di febbraio, ha reso noto che le leggi Ue sulla qualità dell'aria sono state violate in oltre 130 città di 23 dei 28 Stati membri del blocco, e secondo il portavoce Enrico Brivio "l'inquinamento atmosferico è la prima causa delle morti premature legate all'ambiente nell'Unione".

Tuttavia le nuove norme non sono state accettate all'unanimità, e gli stati membri del carbone (Polonia, Bulgaria, Germania e Repubblica Ceca) si sono opposti alle modifiche.

In particolare ad esser criticata è stata Berlino che,  unendosi al cosiddetto "blocco tossico" dei Paesi dell'Est, è sembrata in contrasto con i propri progetti di transizione energetica, e con gli impegni dell'Accordo di Parigi.

La direttiva Ue sulle emissioni industriali è entrata in vigore nel 2011, ma i limiti imposti alle centrali elettriche e di carbone sono stati spesso discussi e criticati per essere troppo deboli, così deboli da consentire a molti impianti di superare gli standard.





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