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di Roberto Giardina

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Ma la Baviera è diversa dalla Catalogna

04/10/2017 10:21

Land tedesco esempio contro la disgregazione degli Stati. Pur essendo legata alla sua autonomia non si staccherebbe mai dalla Germania di cui fa parte.

La Catalogna chiede l'indipendenza mentre ieri la Germania festeggiava la riunificazione, sancita ufficialmente il 3 ottobre del 1990. Riunificazione o annessione? I cinque Länder della Ddr (la vecchia Germania comunista, denominata anche Germania dell'Est) chiesero di entrare a far parte del Bund, la federazione. 

E così fu. Molti non erano d'accordo, Margaret Thatcher per prima. Mitterand chiese in cambio la rinuncia al Deutsche Mark, al marco tedesco, e fece un cattivo affare con l'euro. Quando ci si unisce o ci separa, è sempre una questione di soldi.

Ci si ostina a credere che la guerra di Secessione americana fu combattuta per liberare gli schiavi neri dalle piantagioni di cotone. Nordisti dalle divise blu contro i sudisti dalle più eleganti uniformi grigie. Dimenticate Via col vento, il film, il romanzo, è storicamente più veritiero. L'industria del Nord si impose agli Stati agricoli del Sud. Negli Usa, un secolo e mezzo dopo, si odiano ancora. In Europa, 28 anni fa, cadde il Muro, e Helmut Kohl si comprò la Ddr dall'amico Gorbaciov, al prezzo di 4 Deutsche Mark a metro quadrato, 4 mila lire, o un paio di euro. Si discute ancora se fu un buon affare.

E se a chiedere l'indipendenza come la Catalogna fosse il Freistaat Bayern, il libero Stato di Baviera? Al di là della retorica, della storia, della cultura, quel che conta sono i quattrini, a Barcellona come a Monaco, e i bavaresi avrebbero più diritto di conquistare, anzi di comprarsi, l'indipendenza. Ma, non la chiedono. Ci hanno pensato solo in un breve periodo, negli anni turbolenti seguiti alla Grande Guerra. La Repubblica di Weimar non piaceva, perché non staccarsi? Poi un certo Hitler tentò un putsch nel novembre del '23, e saggiamente cambiarono idea. E i nazisti nati a Monaco conquistarono il Reich.

Hanno una loro bandiera, bianca e celeste, come le nevi dei loro monti e il cielo, come si ricorda nell'inno. Nazionale, ovviamente. Come la bandiera della Grecia, perché il primo re a Atene liberata dai turchi fu il diciottenne bavarese Otto, figlio di Ludwig I, quello che perse la corona per Lola Montez. E la Baviera ha avuto un suo re fino al 1918. A Berlino regnava un Kaiser, l'imperatore.

I catalani sono 7,5 milioni, i bavaresi 12,8 milioni. La Catalogna è vasta 32 mila chilometri quadrati, diciamo una volta e mezzo la mia Sicilia, pari al 16% del territorio spagnolo. La Baviera è immensa, 70 mila kmq, più vasta di molti Stati che fanno parte della Ue, del Belgio, dell'Olanda, dell'Irlanda. La Catalogna ha un pil di 215 miliardi di euro. Una miseria. I laboriosi bavaresi arrivano a 568 miliardi. I catalani hanno i blaugrana del Barcellona di Messi, quelli con i calzoncini di cuoio il Bayern München di Neuer, il miglior portiere al mondo.

In Baviera si presenta la Csu, partito fratello della Cdu della Merkel, a cui rende la vita difficile. I bavaresi volevano denunciarla alla corte Costituzionale per i pasticci che combina, secondo loro, in Europa, ledendo i diritti del Land. E perché due anni fa non mandò l'esercito a difendere i confini del Libero Stato per bloccare l'invasione di un milione di disperati. Ma alla Germania, i cattolici bavaresi restano fedeli, anche se con le loro tasse finanziano con oltre 4 miliardi all'anno il deficit degli sfaticati luterani berlinesi.

Quando nacque la Lega Nord, qualcuno in Italia sostenne che era pagata da Kohl attraverso la Baviera per dividere l'Italia in tre. Dobbiamo dare sempre la colpa a qualche altro. Non era vero: la spartizione dell'Italia, con una lira di carta straccia, sarebbe stata una rovina per la Baviera che produce di tutto, dai carri armati al Parmesan. Qualcuno ci crede ancora: le fake news sono per sempre. I bavaresi detestano i separatisti, dai baschi ai catalani. Loro sono orgogliosi della loro superiorità in tutti i campi, si sentono indipendenti e allo stesso tempo sono fedeli alla patria. La Heimat casalinga convive con la teutonica Deutschland.

Una ricetta da esportare in Europa, come propose all'inizio del secolo Joschka Fischer, verde e ministro degli esteri. Un'Unione, non a due velocità, ma a due gironi sul modello tedesco, con il Bundestag, il parlamento nazionale, e la camera delle regioni che ha diritto di veto su quasi tutte le leggi. Una Ue con governo centrale a Bruxelles controllato, non dalle nazioni, ma dalle nuove realtà locali nate dopo la scomparsa dei confini, una Baviera unita dagli interessi, non dalla bandiera, al Tirolo e alla Lombardia, il Belgio pacificamente spartito tra fiamminghi e valloni, tra Francia e Olanda, la Corsica di Bonaparte più vicina all'Italia che alla Costa Azzurra, e così via. Catalani e spagnoli uniti, pur nella differenza come bavaresi e prussiani. Ma non saremo mai gli Stati Uniti d'Europa, e non è neanche augurabile. Gli Stati Uniti d'America, nati in un nuovo continente, colonizzato con la violenza da quanti erano costretti a causa della miseria, o altre ragioni, a lasciare l'Europa. E pluribus unum è il motto degli Usa. Noi dovremmo aspirare a in pluribus unum, a una concordia tra molti.

Joschka era il politico tedesco più intelligente e quindi anche il peggiore perché divorato da una smodata ambizione. Obbedì alla collega a stelle e strisce Madaleine Albright per ereditare il posto di Koffi Annan alle Nazioni Unite, e non si oppose alla guerra contro la Serbia per l'indipendenza del Kosovo. Sarebbe bastato il veto dei Grünen, da sempre pacifisti, e, senza la Germania, la guerra non sarebbe tornata in Europa. Se il Kosovo diventa indipendente perché non la Crimea, perché non la Scozia, le Fiandre, la Catalogna?





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