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di Valéry Laramée de Tannenberg | Journal de l'environnement, traduzione di Barbara Pianese

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Mercato ETS, emissioni in calo del 24%

18/10/2016 18:00

Tra il 2005 e il 2015 le emissioni di gas ad effetto serra generate dai settori che rientrano nel regime delle quote sono diminuite del 24%. Un aumento del prezzo potrebbe accelerare il processo

Le emissioni di gas serra generate nei principali settori coperti dal mercato europeo ETS (Emission Trading Scheme) sono scese tra il 2014 e il 2015, secondo l'ultimo rapporto dell'Agenzia europea dell'ambiente (EEA). 

Il sistema ETS per lo scambio di quote è finalizzato alla riduzione delle emissioni nei settori maggiormente energivori nell'Unione Europea e tramite esso le aziende di alcuni settori industriali, tra cui elettricità, cemento, alluminio, ceramica, vetro, chimica e aviazione, sono soggette a dei limiti di emissione. Quando un'azienda emette più delle quote assegnate può acquistare crediti di altre aziende del sistema che, invece, hanno portato l'inquinamento nettamente sotto i limiti. 

Un calo del 24% in 10 anni

Tra il 2005 e il 2015 le emissioni di gas ad effetto serra nel regime delle quote sono diminuite del 24% mentre la riduzione nel corso degli ultimi due anni è stata meno impressionante: nel complesso gli 11.000 impianti che rientrano nel sistema ETS hanno ridotto le emissioni dello 0,7% tra il 2014 e il 2015. Se può sembrare un progresso modesto nel complesso bisogna considerare che è dipeso in gran parte dal settore dell'energia elettrica (-0,9%), del cemento (-2%), dell'acciaio (-1,2%) e della carta (-1,2%).

Allo stesso tempo il numero totale di quote assegnate è stato ridotto del 17% con la più grande diminuzione nel settore elettrico (-24,5%). Infatti i 28 Stati membri dell'Ue hanno finalmente deciso di congelare 300 milioni di quote, un passo verso la riduzione del surplus strutturale delle quote, ora stimato in calo dai 2 miliardi del 2014 a 1,7 miliardi. 

Questo cambiamento ha spinto verso l'alto i prezzi. Nel 2015 una tonnellata di emissioni di gas serra costava in media 7,60 euro, in crescita del 29% rispetto all'anno precedente. Ma l'aumento non è durato perché da luglio il prezzo si è fermato a circa 5 euro dando l'impressione che non ci sia stato un vero progresso. 

Inoltre i paesi dell'Ue non stanno ancora traendo il massimo dall'eccedenza delle loro quote ETS per rimpinguare i loro bilanci. Introdotta nel 2012 la vendita all'asta delle quote nazionali ha finora portato poco sollievo ai bilanci statali. La Germania, ad esempio, ha guadagnato 2,7 miliardi di euro dalla vendita di quote di emissioni tra il 2012 e il 2015 mentre la Francia è rimasta ferma a 900 milioni.

Il futuro del mercato ETS

Quindi, qual'è il futuro del mercato ETS? L'agenzia ambientale europea prevede che il totale delle emissioni di gas serra nel mercato ETS calerà del 12% tra il 2015 e il 2030. Ma non è abbastanza. Il framework legislativo europeo per il clima e l'energia al 2030, ancora in negoziazione, obbliga i siti ETS a tagliare le loro emissioni del 43% entro il 2030 rispetto ai livelli del 2005. 

Dal 2021 l'industria pesante europea dovrà ridurre le proprie emissioni del 2% l'anno, un ritmo tre volte più veloce di quello osservato tra il 2014 e il 2015. Un aumento del prezzo delle quote di carbonio potrebbe sicuramente accelerare il processo mentre la sfida dell'Ue sarà garantire la disponibilità di quote sempre più limitate. 





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