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di EURACTIV.com e AFP | Traduzione di Francesco Chierchia

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Regno Unito: 5 punti chiave in vista delle elezioni

19/04/2017 12:34

Theresa May, primo ministro britannico, ha annunciato a sorpresa la volontà di indire elezioni anticipate. In questo momento il Paese si trova di fronte ad una serie di sfide, tutte strettamente legate all'uscita dall'Unione europea

Ecco alcuni dei principali temi che il prossimo primo ministro della Gran Bretagna dovrà affrontare dopo le elezioni nazionali dell'8 giugno.

Trattative Brexit

Il 29 marzo scorso, Londra ha formalmente comunicato agli altri 27 Paesi dell'Ue la propria uscita dal blocco, dando inizio ad un conto alla rovescia di due anni per il totale e definitivo divorzio. Sul punto, i temi più spinosi riguardano da un lato il costo multi-miliardario che la Gran Bretagna dovrebbe pagare per lasciare l'Unione, dall'altro la gestione dei diritti dei cittadini europei residenti nel Regno Unito e viceversa.

Il primo ministro entrante sarà altamente sotto pressione, e dovrà cercare di ottenere un accordo migliore che tuteli gli interessi britannici in Europa; di contro Bruxelles non sembra intenzionata a concede sconti, ed intende attenersi alle disposizioni già stabilite quando Londra era membro dell'Ue.

I negoziati dovrebbero avere inizio tra la fine maggio e l'inizio di giugno, e l'Europa intende rispettare il calendario.

Immigrazione

La migrazione di massa dall'Europa in Gran Bretagna è stato un argomento molto discusso nel periodo che ha preceduto il referendum del 23 giugno 2016, con i sostenitori del "leave" che vedevano nell'introduzione di un blocco l'unico modo per controllare l'eccessivo afflusso di persone.

A tal proposito May ha promesso di ridurre l'immigrazione, anche a costo di lasciare il mercato unico europeo, per il quale la libertà di circolazione dei lavoratori è un requisito fondamentale.

Ma alcuni settori dell'economia, in particolare la ricezione turistica e l'agricoltura, sono fortemente preoccupati di perdere una parte importante della loro forza lavoro.

La Brexit ha anche provocato grande incertezza a più di tre milioni di cittadini europei che vivono in Gran Bretagna. Saranno in grado di rimanere nel Paese? ed in quali condizioni?

Economia

L'economia britannica ha reagito meglio del previsto dopo il referendum, ma i costi e le ripercussioni dell'uscita finale dall'Ue devono ancora prender forma.

L'attuale premier britannico è impegnato nel garantire il massimo accesso possibile alle imprese del Regno Unito nel mercato unico, ma ci sono preoccupazioni su quale sarà la conseguenza di lasciare il più grande blocco commerciale al mondo in termini di crescita ed occupazione.

Strutturare un accordo commerciale sarà un compito arduo, sia perchè la Gran Bretagna non dispone di negoziatori esperti, sia per il pericolo di intaccare i principi base tracciati dall'Organizzazione mondiale del commercio.

Inoltre, anche la posizione dominante di Londra come centro finanziario d'Europa potrebbe esser minacciata, con le banche che saranno potenzialmente destinate a perdere i loro diritti per la vendita di servizi in tutta l'Unione europea.

Scozia

L'unità della Gran Bretagna è stata messa nuovamente sotto pressione dalla Brexit, con il primo ministro scozzese, Nicola Sturgeon, che ha chiesto un referendum per ottenere l'indipendenza da Londra.

La Scozia ha già respinto la possibilità dell'indipendenza nel 2014, ma secondo Sturgeon le circostanze sarebbero cambiate, come dimostra il fatto che la maggior parte dei cittadini scozzesi abbia votato "remain" al referendum per la Brexit.

Chi prenderà il potere a Westminster dovrà trovare un modo per gestire i rapporti con lo Scottish National Party di Sturgeon, partito politico dominante a nord del confine.

Sicurezza

L'attacco mortale del mese scorso fuori dal parlamento britannico ha riportato il tema del terrorismo in primo piano. Negli ultimi anni in Europa si è susseguita una serie di attentati di matrice islamica, ed ora Londra teme la presenza di jihadisti britannici di ritorno dai conflitti in Siria ed Iraq.

Nella lettera inviata all'Ue, Theresa May ha avvisato le capitali europee che se non si riuscisse a raggiungere un accordo sul commercio, a risentirne sarebbe anche la lotta al terrorismo. Nonostante questo, il ministro degli Esteri, Boris Johnson, ha assicurato che il Regno Unito non intende usare la cooperazione per la sicurezza come leva nei colloqui.





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