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di EurActiv.com, traduzione di Barbara Pianese

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Regno Unito, verso un revival della politica industriale?

02/08/2016 18:31

Il primo ministro Theresa May delineerà oggi (2 agosto) la sua proposta di rimodellamento dell'economia britannica in vista del post-Brexit, facendo rivivere il concetto démodé di politica industriale a 30 anni dall’affossamento messo in atto da Margaret Thatcher

Il premier britannico, Theresa May, presiederà la prima riunione del "Comitato del governo per l’economia e la strategia Industriale", che riunisce i vertici di altri 11 ministeri, con l’obiettivo di esporre la propria visione per una rinascita industriale.
 
Dopo una campagna referendaria che ha rivelato l'insoddisfazione e le difficoltà di molte regioni dal passato industriale, May si è attivata per un piano per riunire il paese. In effetti, il voto del 23 giugno ha sollevato seri interrogativi sul futuro della quinta economia del mondo, con alcune indagini che indicano una recessione, un crollo nella fiducia dei consumatori e un possibile calo degli investimenti.
 
"Abbiamo bisogno di una strategia industriale adeguata che si concentri sul miglioramento della produttività, premiando le persone laboriose con salari più alti, e sulla creazione di maggiori opportunità per i giovani in modo che, qualunque sia il loro background, possano progredire finché il loro talento lo consenta", ha spiegato May prima della riunione.
 
La sfida è trovare una formula che arresti il declino pluridecennale nel settore manifatturiero, aiutando le imprese ad affrontare le sfide poste dalla globalizzazione senza depotenziare le forze di mercato.
 
Una priorità sarà lo sviluppo delle aziende già basate in Gran Bretagna, con una una spinta che potrebbe aiutare le case automobilistiche come Jaguar, Land Rover, Vauxhall e Nissan, oltre ad alcuni leader del settore aerospaziale come BAE Systems. La strategia tenterà anche di riequilibrare l'economia, troppo dipendente dal settore dei servizi, e di garantire che la ricchezza del sud-est dell'Inghilterra sia distribuita in tutto il paese.
 
Mentre i dettagli sul piano sono scarsi, è probabile che la strategia preveda investimenti statali in infrastrutture tradizionali, come strade e ferrovie, e finanziamenti per la banda larga, facendo leva anche sulla formazione di lavoratori altamente qualificati di cui l’industria afferma di aver bisogno.
 
La politica industriale ha una eredità tossica in Gran Bretagna. Per contrastare la caduta di campioni nazionali, infatti, fu implementata negli anni ‘60 e ’70 una serie di politiche fallimentari che hanno cercato di arrestare il declino della forte manifatturiera del paese.
 
Secondo i collaboratori del premier, la strategia potrebbe promuovere una vasta gamma di settori industriali con un focus sulla crescita della produttività a lungo termine e sull'innovazione ma anche sulle industrie e le tecnologie che danno alla Gran Bretagna un vantaggio competitivo.
 
Il premier May ha già sorpreso, la scorsa settimana, l’utility francese EDF e gli investitori cinesi con una decisione dell'ultimo minuto: rivedere i piani di costruzione della prima centrale nucleare da decenni della Gran Bretagna.
Il riorientamento della politica economica della Gran Bretagna, negli ultimi sei anni fortemente dipendente dagli investimenti esteri volti a sostituire lo Stato nella fondamentale spesa in infrastrutture, porta con sé, però, un elevato rischio politico.

Con il partito laburista all'opposizione bloccato in una lotta ideologica interna e con il rischio di perdere influenza nelle roccaforti tradizionali, May ha l'opportunità di conquistare anche coloro che hanno visto nel voto “Leave” del referendum un voto di protesta.





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