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di EURACTIV.com e Reuters | Traduzione di Francesco Chierchia

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Scontro Germania-Ue sulle emissioni automobilistiche

26/04/2017 09:48

Bruxelles cerca di impedire una ripetizione dello scandalo Volkswagen ma, secondo un documento analizzato da Reuters, la Germania si starebbe opponendo alla proposta dell'Unione europea per la revisione delle procedure dei test anti-inquinamento

Il caso del costruttore tedesco, che nel settembre del 2015 ha utilizzato un software per alterare i risultati dei test sulle emissioni, ha evidenziato la scarsa efficacia delle misure di controllo dell'Unione europea; da allora la Commissione Ue si è impegnata nel formulare una proposta in grado di conferirle maggiori poteri di vigilanza, tra cui la possibilità di infliggere ammende ai produttori automobilistici.

I test e la supervisione delle emissioni vengono attualmente gestiti a livello nazionale dai vari Paesi, non a livello europeo.

Secondo un position paper tedesco visto da Reuters, Berlino sarebbe contraria a permettere che Bruxelles multi le case automobilistiche fino a 30.000 euro per veicolo (come invece previsto nella proposta della Commissione) in caso di irregolarità.

Le proposte dell'Unione includono anche la possibilità di far pagare i test sulle emissioni ai Governi nazionali piuttosto che ai produttori di automobili; i membri Ue dovrebbero finanziare i centri di prova degli autoveicoli, anche attraverso l'imposizione di tasse ai produttori.

La Germania, al contario, sarebbe favorevole affinchè la concessione delle licenze e le procedure dei controlli rimanessero di competenza nazionale.

Berlino vorrebbe rafforzare i poteri di indipendenza e vigilanza delle autorità nazionali per migliorare l'efficacia dei controlli in loco sulle auto inquinanti. Per di più, i produttori di automobili dovrebbero essere tenuti a testare i veicoli su banchi di prova certificati esclusivamente dalle autorità di omologazione, e non più su banchi e strumenti di loro proprietà. 

I test anti-inquinamento sono diventati più difficili da superare da quando le autorità di regolamentazione europee hanno introdotto un regime di collaudo più rigoroso, denominato RDE, progettato per riflettere le condizioni di guida quotidiane durante i controlli e per ridurre la disparità tra i risultati ottenuti nell'uso stradale e quelli in laboratorio.

Un'inchiesta del Parlamento europeo ha accusato Italia, Francia e Spagna di ritardare ripetutamente l'adozione di test più rigorosi sulle emissioni delle autovetture, nonostante vi siano prove concrete che questo abbia comportato che l'inquinamento superasse i limiti legali.

Anche se nessun altro produttore diverso da VW ha utilizzato un software progettato per eludere i test, i regolatori in Gran Bretagna e Germania affermano che i produttori di automobili facciano ampio uso di una "finestra termica" che consentirebbe, per proteggere i motori, di abbassare alcuni valori dei controlli sull'inquinamento.

Bruxelles sta osservando molto da vicino la questione, ed ha disposto una serie di procedimenti legali contro Germania, Gran Bretagna ed altri cinque membri Ue.

Dopo lo scandalo VW anche altri produttori europei sono stati sottoposti ad indagini sulle emissioni, tra cui Renault, PSA Group, Fiat Chrysler e Daimler.

Mentre il Parlamento europeo ha già approvato il disegno di legge della Commissione, gli Stati membri stanno ancora discutendo la proposta, e ci si aspetta che diano una risposta entro la fine di maggio. L'introduzione della nuova normativa sarà poi frutto dei negoziati tra i tre organi legislativi dell'Ue.

"Invitiamo i co-legislatori ad introdurre una maggiore qualità ed indipendenza nei test sui veicoli, più sorveglianza sulle vetture già in circolazione ed una migliore supervisione europea", ha dichiarato un portavoce della Commissione Ue.





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