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di EurActiv.com con AFP, traduzione di Barbara Pianese

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Spagna, banche in ripresa ma restano gli asset tossici

04/01/2017 13:30

Colpito da una severa crisi diversi anni fa, il comparto bancario spagnolo si è ripreso ma ad un alto prezzo, visto che migliaia di dipendenti sono stati licenziati e che il settore ancora deve disfarsi degli asset tossici

"Il sistema è sempre più vicino a lasciarsi la maggior parte dei retaggi della crisi alle spalle", hanno messo in luce gli analisti del Fondo Monetario Internazionale in un recente rapporto. Eppure, i fantasmi di una crisi che ha visto l'Unione europea salvare il settore sono recentemente riapparsi in Italia, con lo Stato deve salvare Monte dei Paschi di Siena, la banca più antica del mondo.

L'Ue ha messo sul piatto 41 miliardi di euro per mettere in sicurezza il settore bancario spagnolo nella primavera del 2012, una cifra comunque inferiore ai 50 miliardi destinati alla Grecia. Al quel tempo il Paese era immerso fino al collo in una crisi finanziaria a seguito dello scoppio di una bolla nel 2008 dopo anni di euforia in cui sono stati concessi prestiti quasi ciecamente a famiglie incapaci di rimborsarli.

Il calo dei crediti problematici

Da allora, il peso sui bilanci bancari dei crediti problematici in Spagna è calato in modo considerevole. Nel secondo trimestre 2016, secondo L'Autorità bancaria europea, il dato è stato mediamente del 6%, leggermente al di sopra della media europea del 5,4% ma ben al di sotto della percentuale in Italia (16,4%), Portogallo (20%) o Grecia (47%).

La Banca centrale spagnola, che è anche più severa nel proprio sistema di calcolo dei crediti problematici, a novembre ha sottolineato che il dato è sceso dal 13,6% della fine del 2013 al 9,2%. L'agenzia di rating Moody’s stima che la percentuale dovrebbe continuare a scendere grazie alle "condizioni macroeconomiche favorevoli" come il tasso di crescita del 3,2% nel 2016, il doppio della media dell'eurozona.  Gli istituti, inoltre, sono adesso molto più attenti nella concessione di finanziamenti.

Ma da un altro punto di vista, stanno ancora avendo difficoltà a vendere la grande massa di proprietà sequestrate durante la crisi a famiglie incapaci di estinguere i propri crediti. "Nonostante la lieve ripresa emersa nel mercato immobiliare nel 2015, i pignoramenti immobiliari delle banche continuano a superare il volume di proprietà che le banche riescono a vendere", hanno spiegato da Moody’s. L'agenzia valuta l'ammontare degli attivi "problematici" ancora nelle mani delle banche in 350 miliardi di euro.

I timori sulla Brexit e su Trump

Ma Nuria Alvarez, analista presso la società di brokeraggio spagnola Renta 4, afferma che le banche sono riuscite a rafforzare la loro liquidità e il loro capitale per affrontare altri potenziali problemi lungo la strada.

Per questo negli ultimi stress test effettuati dall'Eba le grandi banche della Spagna se la sono cavata bene. Il settore si è anche rivolto ai mercati esteri per sopravvivere. "La diversificazione internazionale senza dubbio ha aiutato ad assimilare la recente crisi", ha spiegato il consulente finanziario Daniel Manzano. Secondo Manzano, il 42% dei ricavi del comparto proviene fuori dalla Spagna, un ammontare doppio rispetto all'inizio della crisi.

Ma anche lì, però, si annidano problemi. La Brexit ha in particolare causato preoccupazione, visto che il più grande istituto, Banco Santander, è molto presente in Gran Bretagna. L'elezione di Donald Trump alla presidenza Usa ha allarmato a causa dell'importante presenza della seconda banca spagnola, Bbva, in Messico, Paese con cui il magnate ha una relazione piuttosto tesa. Infine, come ovunque in Europa, gran parte della preoccupazione deriva dalla redditività poco brillante sulla scia dei bassi tassi di interesse.

Secondo BBVA Research il margine lordo del settore è calato del 7% anno su anno nei primi nove mesi del 2016. Per ridurre i costi il comparto ha dovuto ridurre il numero degli occupati, in un momento in cui le persone sempre di più si affidano all'online banking piuttosto che ai tradizionali sportelli. Nel corso degli ultimi sette anni il 27% dell'occupazione del settore, 75.000 posti, è stato tagliato secondo il gruppo di ricerca.  

Nel 2016 Banco Santander e CaixaBank hanno entrambe lanciato degli schemi di prepensionamento e di esuberi volontari. Questo processo continuerà quest’anno secondo Alvarez sebbene più lentamente. E nel medio termine potrebbero essere un vista anche fusioni.





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