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di Frédéric Simon | EurActiv.com, traduzione di Barbara Pianese

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Ue, no all'armonizzazione dei sussidi per le rinnovabili

03/10/2016 16:25

La Commissione si prepara alla tanto attesa revisione della direttiva sulle energie rinnovabili, ma per Marie Donnelly, uno dei funzionari senior del direttorato all'energia, non sarà prevista un'armonizzazione dei sussidi nazionali

Mentre la Commissione si prepara alla tanto attesa revisione della direttiva sulle energie rinnovabili, entro il prossimo gennaio, alcuni funzionari cominciano a fornire dettagli sulle prossime disposizioni. 

Marie Donnelly, uno dei funzionari senior del direttorato all'energia dell'istituzione, ha dichiarato: non ci sarà nessuna armonizzazione dei sussidi nazionali per le rinnovabili, mentre si potrebbe assistere ad un'ulteriore "regionalizzazione" dei mercati energetici. "In un mercato unico per l'energia", ha spiegato nei giorni scorsi Donnelly, "si potrebbe pensare ad un unico meccanismo di supporto ma non penso che siamo già a questo stadio". 

Si tratta di un tema caldo visto che diverse utilities hanno condannato l'eliminazione retroattiva dei sussidi nazionali per le rinnovabili, come è stato imposto alla Spagna nel 2010 dopo lo scoppio della bolla speculativa del fotovoltaico. Si è interessato del tema lo stesso presidente francese, François Hollande, che è arrivato a chiedere un'armonizzazione a livello europeo per evitare cambiamenti delle regole estemporanei da parte degli Stati membri.  

Ma la differenza tra i diversi mercati rimane significativa rendendo l'implementazione di un meccanismo unico molto complessa. Per questo "l'obiettivo dell'esecutivo europeo è la regionalizzazione come pietra miliare verso un mercato unico", ha osservato ancora il funzionario. 

Il ruolo degli appalti pubblici

Per lo sviluppo delle rinnovabili un ruolo chiave è rappresentato, per Donnelly, da una maggiore efficienza negli appalti pubblici per i progetti sulle rinnovabili.  Ma secondo Claude Turmes, un eurodeputato dei Verdi, oggi le autorità locali sono costrette ad indire gare anche per progetti relativamente piccoli dove le grandi aziende sono spesso in grado di fare le offerte migliori. Questo, però, tende ad escludere le cooperative locali che giovano del supporto della comunità. 

Perciò Turmes chiede una revisione delle esenzioni previste dal "de minimis" per gli appalti pubblici. Questo perché, nonostante le aziende cooperative possano risultare più costose, secondo i sostenitori apportano alla comunità molta più ricchezza rispetto alle grandi utilities. 

Turmes suggerisce l'implementazione di appalti pubblici anche per altri tipi di servizi energetici e non solo quando le autorità locali decidono di ampliare la capacità di generazione di energia. "Al momento non organizziamo gare per i servizi ausiliari degli operatori dei sistemi di trasmissione", ha spiegato Turmes, riferendosi ai cosiddetti servizi di flessibilità che includono la gestione della domanda, e non solo l'offerta, di energia elettrica.

In particolare, ha aggiunto Jérémie Zeitoun, policy advisor di Claude Turmes, la gestione della domanda di energia non è permessa in molti mercati oltre ad essere penalizzata perché gli operatori necessitano di un'autorizzazione prima di poter rendere flessibile la domanda dei loro clienti. 

"Ma il problema è che gli operatori dei sistemi di trasmissione si oppongono. Si tratta di una delle questioni di cui nessuno discute a Bruxelles. Chi è la più grande lobby di Bruxelles? Entso-e", ha concluso l'eurodeputato sottolineando che l'organismo di rappresentanza degli operatori ha tre volte più lobbisti rispetto ad Eurelectric, la voce dei produttori di energia.

 

 

 

 

 

 





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