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di Frédéric Simon | EurActiv.com, traduzione di Barbara Pianese

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Ue, possibile il supporto alle rinnovabili post-2020

22/11/2016 17:38

Un compromesso tra la Commissione europea e la Germania permetterebbe di continuare a supportare anche dopo il 2020 le energie rinnovabili. Ma i funzionari Ue accusano: troppo potere agli Stati membri sulla scelta dei progetti

Un compromesso tra il commissario Ue alla Concorrenza, Margrethe Vestager, e il vice Cancelliere tedesco, Sigmar Gabriel, darebbe agli Stati membri più margine di manovra per continuare a sovvenzionare, a determinate condizioni, le energie rinnovabili  anche dopo il 2020. L’intesa, secondo indiscrezioni, sarebbe stata appoggiata anche da Maroš Šefcovic, commissario per l’Energia, e da Miguel Arias Cañete, commissario Ue per il Clima.

L’articolo 4 della bozza di direttiva sull’energia rinnovabile, che sarà presentata il 30 novembre, prevede infatti che gli Stati membri possono supportare progetti di energia rinnovabile se garantiti "attraverso una procedura aperta, trasparente e non discriminatoria” e “fatte salve le norme sugli aiuti di Stato”. Eccezioni possono comunque essere concesse per “installazioni di piccola taglia e progetti di dimostrazione come definiti nelle disposizioni applicabili sugli aiuti di stato”.

Claudes Turmes, un eurodeputato dei Verdi di lunga data del Lussemburgo che segue la politica energetica, ha sottolineato come il compromesso mira a mettere fine ad anni di “guerriglia”  tra il direttorato per la Competizione e il governo tedesco rispetto all’approvazione di schemi di supporto per i parchi eolici ed altri progetti sulle rinnovabili.

Ma gli stessi funzionari del direttorato per la Competizione, supportati dal servizio legale, hanno attaccato il testo dal punto di vista giuridico e politico sostenendo che è concesso un margine di manovra eccessivo agli Stati membri rispetto alla scelta dei progetti. Inoltre ne uscirebbe ridimensionata la prerogativa della Commissione di approvare o rigettare progetti in base alle regole sugli aiuti di stato.

I trattati europei danno infatti alla Commissione “una competenza esclusiva per determinare se gli aiuti di stato sono da considerare compatibili con il mercato interno”, sottolinea la nota interna firmata da Céline Gauer, direttrice della DG Competizione. Per questo i funzionari sono contrari al compromesso.

La lotta interna alla Commissione arriva proprio quanto l’esecutivo europeo sta ultimando la revisione della direttiva sulle energie rinnovabili che dovrebbe essere presentata il 30 novembre all’interno di un pacchetto più ampio sull’energia. La nuova direttiva fornirà indicazioni sulle sovvenzioni alle rinnovabili nei prossimi anni, in un’Europa che dovrà affrontare sempre di più la crescente competizione da parte di Cina ed Usa nel settore.

“Vestager ha capito che il direttorato sulla competizione non può continuare a sovrastare gli Stati membri in tema energetico senza consultare prima il Parlamento europeo”, ha osservato Turmes riferendosi alle rigide regole sugli aiuti di stato per approvare i progetti energetici.

L’eurodeputato ha quindi aggiunto che Vestager ha dimostrato talento politico accettando di ammorbidire la camicia di forza degli aiuti di stato ma ora deve affrontare le ire dei funzionari convinti che in questo modo lei siano messe da parte le competenze europee.

Più in generale l’ammorbidimento di Vestager può essere visto come un modo per uniformare l’approvazione da parte della Commissione dei cosiddetti meccanismi di capacità che hanno permesso agli Stati membri di supportare progetti nucleari, il gas e il carbone per motivi di sicurezza di approvvigionamento.

“Brussels è spesso dipinta come il cattivo che blocca alcuni progetti negli Stati membri sulla base di decisioni di principio”, ha affermato Georg Zachmann,  senior fellow di Bruegel, un think tank economico. Ma, secondo l’economista, non è un ruolo che la capitale d’Europea può sostenere politicamente a lungo termine.

 





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